Le expo canine
 
 
Impressioni e reportage dal mondo “blasonato” delle esposizioni canine 
 
Per chi è già “affetto” da questa passione e per chi non ne sa nulla. 
Spunti semi-seri di chi frequenta il mondo dell’esposizioni, 
con un occhio rivolto ai cani e l’altro ai padroni. 
 
a cura di Dott.ssa Gessica Degl'Innocenti 
.
 
Le esposizioni cinofile ovvero: una passione tutta umana. 
 
C’è chi la domenica si alza presto per andare a seguire la propria squadra del cuore; chi si reca in palestra per provare la nuova disciplina tanto sponsorizzata; chi va per musei e chi a pesca o a caccia e c’è anche chi, con cani al seguito, carica ciotole, pettini e gabbie nell’auto e va all’esposizione canina. 
Una schiera di varia umanità che ogni sabato e domenica si mette in macchina, con i propri quattro zampe, dirigendosi verso località più o meno conosciute per partecipare all’esposizione di turno. 
Un popolo migratore, nomade per 1 o 2 giorni alla settimana, pronto a far chilometri, ad adattarsi alle avversità climatiche, ad accamparsi per il pranzo accontentandosi di ciò che si è procurato nella zona o preparato in precedenza, il tutto per far apprezzare al mondo intero il proprio amico peloso. 
In questa umanità feriale, tutto è diverso e consentito: non ci sono classi sociali, né poteri trasversali, né differenze di genere; uomini e donne, di qualsiasi estrazione sociale, sono uguali, accomunati dalla passione che ha regole speciali, ma che li porta a confrontarsi con l’unico, solo, vero detentore del potere domenicale: il Giudice E.N.C.I. 
Sopraffino conoscitore delle razze, alle volte lui stesso allevatore, il popolo cinofilo attende il suo inappellabile giudizio. 
Non importa chi sia, o cosa faccia durante la settimana, quale sia il suo lavoro o se sia uomo o donna, nell’esposizione canina il suo potere sarà infinito, decreterà le sorti dell’uno e dell’altro espositore, appellandosi non al suo gusto personale, ma alla autorevolezza dello standard. 
Come nei migliori concorsi di bellezza umana, dove per beltà si intende un canone comune, accettato dalla nostra società; così per i cani il bello è rappresentato dai dettami della società cinofila internazionale, ossia lo standard si razza. 
Ed allora ecco che si tirano in ballo: altezze al garrese, ruvidità di pelo, colori consentiti, rapporti cranio-facciali, angolature e scioltezza dei movimenti, affinché il giudice decreti il migliore di razza ed infine il miglior soggetto dell’esposizione. 
Così tutto si consuma in una giornata: i cani sfilano ed i padroni qualche volta, contestano un giudizio, a loro avviso, poco azzeccato. 
La sera, fanno rientro alle proprie dimore, qualcuno vincente, qualche altro sconfitto, ma nutriti da quella passione che li fa stare vicino al proprio amico peloso e, ovviamente, già con l’itinerario che li porterà alla prossima esposizione. 
Divertentissimo, per chi apprezza la varietà del comportamento umano ed ama il mondo canino, concedersi una “gita” nel mondo dell’esposizione cinofila: i veri protagonisti sono i cani, ma i proprietari divengono un contorno importante! 
.
 
Le esposizioni: una passione antica 
 
La passione per la cinofilia comincia molto tempo fa: la prime mostre canine furono organizzate nel 1800, prevalentemente in Inghilterra. 
Erano avvenimenti di poco conto nel panorama dell’ epoca, riservati più che altro ai cani da caccia ed organizzati nei pub di campagna. Tuttavia l’idea della “mostra canina” prese ben presto piede, tanto che nel 1859, nel Regno Unito, venne organizzata la prima manifestazione cinofila. 
Con il passare degli anni ed il moltiplicarsi del numero delle esposizioni organizzate, nuove regole presero campo: si cominciò quindi a pensare che il cane non dovesse essere solo apprezzato per la sua bravura nella caccia, ma anche per un suo aspetto esteticamente attraente e fisicamente adatto alle sue molteplici attività.Su queste basi alcuni uomini cominciarono una sorta di selezione di quegli esemplari che col tempo, hanno portato alle razze come noi oggi le conosciamo. 
Con l’industrializzazione e la costruzione delle prime ferrovie, la popolarità della cultura cinofila crebbe notevolmente, in quanto gli allevatori poterono viaggiare per raggiungere le varie esposizioni. 
Nonostante ciò non esistevano enti di tutela delle razze, né standard ai quali uniformarsi e la cinofilia era comunque ritenuta niente di più di un hobby particolare. 
A partire dal 1°Aprile 1873 a Londra viene fondato il Kennel Club Inglese, il quale istituisce il primo Libro delle Origini, sul quale vengono annotati i dati dei soggetti appartenenti all’una o all’altra razza. Si delinea così un panorama cinofilo sempre più completo e omogeneo; dopo l’Inghilterra infatti è la volta dell’America, che nel 1884 costituisce il suo Kennel Club seguita nel 1898 dell’Italia, con l’istituzione dell’ E.N.C.I. (Ente Nazionale della Cinofilia Italiana). 
Solo un hobby per alcuni, una vera passione per altri, dall’800 ad oggi la cinofilia ha raccolto sempre maggior consensi, basti pensare che, se alle prime esposizioni inglesi o americane i cani iscritti erano appena una cinquantina, oggi in alcune manifestazioni se ne possono contare anche settemila. 
Ancora si tende comunque ad interrogarsi su quanto, questo tipo di esperienza, possa giovare al cane stesso, e quanto sia invece a solo appannaggio del padrone. 
Spesso gli animali in esposizione devono sostare allungo nei box, si ritrovano comunque in un ambiente non familiare per loro e sono sottoposti a stress più o meno grandi. D’altro canto, lo spirito d’adattamento innato in ogni essere vivente, fa si che molti soggetti si abituino alla lunga routine dell’esposizione, inoltre hanno accanto il proprio padrone e non vengono sottoposti a nessun tipo di crudeltà, se non ad una passeggiata forzata in compagnia di altri esemplari e a qualche “maneggiamento” da parte del giudice di turno. 
.
 
Italia, Europa, mondo: gli enti garanti della cinofilia. 
 
Agli albori della cinofilia, quando questo passatempo era coltivato da poche persone, nessuna organizzazione era deputata alla preparazione della manifestazioni, ne tanto meno erano stati identificati canoni di bellezza condivisi da quanti si occupavano di questo hobby. 
Con il passare degli anni e soprattutto con il crescente interesse delle persone verso la cinofilia, si è sentita l’esigenza di disciplinare, in qualche modo, questo mondo. 
Sono nati così gli enti cinofili. 
L’organizzazione Canina mondiale è l’F.C.I., ossia la Federazione Cinofila Internazionale. Fondata nel 1911 da Germania, Francia, Inghilterra, Austria e Paesi Bassi, oggi è costituita da 80 paesi membri, tra i quali la Grecia, la Croazia, l’Italia, l’Argentina, il Sud Africa, la Tailandia, l’Australia e molti altri ancora e paesi che sono membri ma non hanno diritto di voto. L’F.C.I. ha il compito di vigilare sui vari enti cinofili delle nazioni che la compongono; in più ha il potere di indire ed organizzare le Esposizioni Internazionali e Mondiali. 
La nostra nazione fa parte dell’F.C.I. e l’ente italiano che si occupa del mondo canino è l’E.N.C.I. la cui sigla sta ad indicare: Ente Nazionale Cinofilia Italiana. Con sede a Milano, l’E.N.C.I. detiene i libri genealogici italiani, ossia i libri in cui vengono annotate tutte le cucciolate effettuate in Italia. Inoltre indice e organizza le varie manifestazioni cinofile sul suolo nazionale e permette la formazione dei giudici, che saranno poi autorizzati a poter giudicare nelle varie nazioni appartenenti all’F.C.I. 
A livello regionale l’E.N.C.I. è presente con i vari Gruppi Cinofili, come il Gruppo Cinofilo Orvietano, il Gruppo Cinofilo Milanese e altri. Queste formazioni aggregative servono a far diffondere sul territorio, in modo più capillare, la conoscenza della cinofilia e a sensibilizzare la popolazione stessa verso questo hobby. Inoltre rappresentano un punto informativo e organizzativo importante per i vari allevatori, i quali vi si possono rivolgere per la modulistica, per le denunce ed i controlli di cucciolata. In più, sono proprio questi gruppi territoriali che con l’E.N.C.I organizzano le varie esposizioni nazionali ed internazionali nelle città italiane. 
Oltre ai gruppi cinofili, molto importanti sono anche i Club di Razza, i quali si occupano della divulgazione e valorizzazione delle varie razze riconosciute nel mondo. Gli allevatori che ne fanno parte, in associazione con l’E.N.C.I. e l’F.C.I. possono organizzare dei campionati di razza, come l’A.T.I.BOX. per la razza Boxer o l’A.T.I.MA.NA. per la razza Mastino Napoletano. 
.
 
Doggy-Fashion-Victim 
 
Non vi lasciate scappare un solo reportage televisivo sulle ultime sfilate di Parigi o Milano? Né, tanto meno, un’intervista con lo stilista più “cool” del momento 
Non c’è trafiletto, articolo o inserto riguardante cosa sarà “in o out” per la stagione futura, che non abbiate letto a tempo di record? Ogni anno cambiate qualche piccolo accessori del vostro “style”, per non perdere i “must” di tendenza? 
Le parole “trendy”, “fashion”, “easy-style” e “glamour” escono dalla vostra bocca con naturalezza e sapete esattamente il loro significato socialmente riconosciuto? 
Se ti riconosci in questa mini descrizione, non ci sono scappatoie, sei una Fashion-Victim! Amante del bello, ma più che altro capace di seguire le mode, in ogni loro direzione; la fashion-victim, come un camaleonte, riesce ad indossare livree sempre diverse, con la solita disinvoltura che la caratterizza. 
La moda e ciò che fa moda, da sempre affascina l’uomo e la donna e seguirla non è certo un’innovazione dei nostri tempi. Se oggi a dettar legge sulle passerelle ci pensa il “made in Italy”, un secolo fa fu la Francia con le sue maison parigine e nell’Ottocento l’Inghilterra dei gonnelloni e dei bustini. 
E’ inutile negare quindi che, un po’ tutti noi, anche inconsapevolmente e spinti da un sano egocentrismo, cediamo ogni tanto a qualche tentazione modaiola, sia essa la borsetta nel colore “must” della stagione (per lei) o il giaccone “easy-rider” di tendenza (per lui). 
Fin qui tutto o.k. quindi, ma che succede se la nostra Fashion-Victim di turno, possiede un dolce quattro zampe? Ovviamente il piccolo peloso si trasformerà in un Doggy-Fashion-Victim
Come un star, avrà anche lui i suoi accessori: maglioncini, impermeabili, porta sacchettini, cuccia; tutto in coordinato nel colore che più si combina al suo di pelo naturale. 
In America è già una vera tendenza e sono sempre di più le boutique pensate solo per i pets. Si può trovare di tutto, dall’abbigliamento all’accessorio che non può mancare ad un vero Doggy-Fashion. 
In fondo non è certo una novità: da quando il cane è divenuto un Vero animale da compagnia, un pets per dirlo all’americana appunto, ed ha abbandonato le cucce solitarie nel retro delle case, per stanziarsi sui divani e dividere con noi i momenti della giornata; nei negozi di animali si è sempre potuto trovare l’impermeabile super-cerato-inteccherito o il maglioncino dai colori più disparati: dal blu, al rosso, allo scozzese verdastro, fino ad arrivare alle fantasie più improponibili! 
Se quindi l’uomo trova utile coprire e riparare dalle intemperie il proprio pets, per quale motivo non può farlo con “stile”? Ma quando si tocca questo tasto, le obiezioni sono molte, prima fra tutte quella che mette in risalto il fatto che i cani sono già stati forniti dalla natura di tutto ciò di cui hanno bisogno. In altre parole: possiedono la propria pelliccia quindi non hanno bisogno di cappottini, magliette eccetera. 
Teoricamente il ragionamento non fa una piega, ma è pur vero che la natura ha selezionato il lupo per vivere fuori, nei boschi, nelle tane e non comodamente acciambellato sulle poltrone nei nostri appartamenti, dove il clima è più mite di quello che l’aspetta per l’uscita pomeridiana. 
La pelliccia, ottimo strumento per il selvatico acclimatato alla natura, a poco serve per difendere i pets. Inoltre è bene differenziare anche la razza del cane: se per un husky il pull di pile è sicuramente un’esagerazione, per un dalmata o un carlino può essere indicato e salutare. Un’altra opposizione che viene mossa contro l’uso di “abiti” per i nostri amici pelosi, è di carattere più specificatamente “etico”, ossia il fatto che vestire un cane lo denigri, lo renda ridicolo. Ma agli occhi di chi? 
Dei suoi simili? Di se stesso? Della nostra società? Possibile che, vedendo un cagnolino nel freddo di gennaio, rinvolto nel suo pile color pastello, qualcuno possa girarsi dall’altra parte disgustato? Questa tendenza, non potrebbe essere solo una dimostrazione tutta umana, di un attaccamento, di affetto? 
Non è in uso nella nostra società, fare dei regali alle persone a cui teniamo, qualcosa che magari sia utile nella vita di tutti i giorni? Forse, comprare un impermeabile al proprio cane vuol solo dire che lo si ama e protegge. Se poi questo è color fuxia con qualche scritta luccicante e foderato di pile, che male c’è? 
.
 
 
 
 -   Mappa del Sito   - 
x